Si intensificano le indagini sulla morte di Paolo Mendico, il quattordicenne di Santi Cosma e Damiano che ha deciso di togliersi la vita l’11 settembre, poche ore prima del rientro a scuola. Gli inquirenti stanno esplorando la possibilità che il gesto sia stato influenzato da ripetuti episodi di bullismo subiti in ambito scolastico.
Attualmente sono aperti due filoni di indagine: la Procura di Cassino procede contro ignoti per istigazione al suicidio, mentre la Procura per i Minorenni di Roma ha iscritto nel registro degli indagati quattro ex compagni di classe, oggi tra i 16 e i 17 anni, per atti persecutori, come riportato dal quotidiano “Il Messaggero”.
Le accuse di bullismo
Secondo l’accusa provvisoria, i ragazzi avrebbero ripetutamente preso di mira Paolo con insulti, minacce e offese, causando un grave stato d’ansia e costringendolo a modificare le proprie abitudini. Tra gli episodi segnalati ci sono anche prese in giro relative al suo aspetto fisico.
Le due procure potrebbero presto confrontarsi sui risultati delle indagini, entrambe mirate a chiarire eventuali responsabilità. Fondamentali saranno le analisi tecniche dei dispositivi sequestrati al giovane, contenenti chat, immagini e messaggi, attualmente esaminati dal Raggruppamento investigazioni scientifiche dei carabinieri. La chiusura dell’inchiesta principale è attesa nelle prossime settimane.
Segnalazioni e responsabilità
Tra i documenti in esame vi è uno scambio di messaggi tra la psicologa dell’istituto “Pacinotti” di Fondi e la vicepreside, che accenna a una possibile situazione di bullismo nella classe di Paolo. Gli investigatori stanno verificando se la segnalazione sia stata comunicata anche alla dirigente scolastica, Gina Antonetti, che è stata sospesa dal ministero insieme a due insegnanti.
Inoltre, si esaminano le comunicazioni inviate dalla famiglia alla scuola. Il padre del ragazzo ha dichiarato che le difficoltà di Paolo erano state segnalate più volte senza ricevere gli interventi necessari.
Nella relazione finale, gli ispettori ministeriali segnalano possibili omissioni nella gestione della situazione dal punto di vista disciplinare. Questo documento è stato acquisito dalla Procura di Cassino, che si appresta a chiudere l’indagine.
Il principale obiettivo degli inquirenti è accertare se e in che misura le presunte vessazioni possano aver influito sulla tragica decisione del giovane.