Lavori bloccati a Latina

Commissione Trasparenza: il cambio di destinazione d’uso di una proprietà comunale ostacola i lavori all’ex Banca d’Italia

A distanza di quasi un anno dall'accordo con La Sapienza, non è stato presentato alcun progetto dall'Università.

Commissione Trasparenza: il cambio di destinazione d’uso di una proprietà comunale ostacola i lavori all’ex Banca d’Italia

Il Comune di Latina continua a trovarsi in una situazione di stallo riguardo alla ristrutturazione degli immobili comunali ex Banca d’Italia ed ex Garage Ruspi. Oggi si è tenuta la Commissione Trasparenza, convocata per verificare l’attuazione della deliberazione del Consiglio comunale del 29 luglio 2024 e dell’accordo ex art. 15 della legge 241/90, firmato il 13 febbraio 2025 tra il Comune e l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. L’ente locale prosegue nel pagamento di affitti e mutuo, mentre gli edifici rimangono inutilizzati.

Il ritardo nella presentazione dei progetti

Maria Grazia Ciolfi, Presidente della Commissione Trasparenza e Legalità, ha evidenziato la situazione critica. Riguardo all’ex Garage Ruspi, l’immobile è stato reso fruibile con notevole ritardo e arredata in modo da limitare l’uso da parte del Comune per eventi e iniziative pubbliche, nonostante l’accordo preveda tale possibilità. Attualmente non esiste una procedura chiara per la richiesta di utilizzo da parte di cittadini e associazioni. L’Assessora ha comunicato che è in fase di redazione un regolamento condiviso con l’Università, ma non è stato stabilito un organo competente per l’approvazione.

Gravità della situazione all’ex Banca d’Italia

La situazione è ancor più preoccupante per l’ex Banca d’Italia. L’accordo stabilisce tempistiche precise: la presentazione del progetto di ristrutturazione da parte dell’Università entro 60 giorni dalla sottoscrizione, l’approvazione entro i successivi 60 giorni e l’avvio dei lavori entro sei mesi dall’approvazione. A quasi un anno dalla firma, il progetto non è stato nemmeno presentato. La dirigente ha segnalato diversi solleciti formali, l’ultimo dei quali risalente a ottobre, rimasti senza risposta. L’accordo prevede la possibilità per il Comune di revocare la concessione se i lavori non iniziano nei tempi stabiliti.

Il Comune continua a sostenere costi significativi, con circa 200.000 euro l’anno di affitto per gli uffici a Palazzo Pegaso e una rata di mutuo di circa 130.000 euro per l’acquisto dell’ex Banca d’Italia, che era stato comprato per eliminare spese di affitto e generare risparmi. Oggi, l’immobile resta inutilizzato e i cittadini pagano due volte.

Immobile fermo per questioni procedurali

Durante la Commissione, è emerso un ulteriore stallo amministrativo: tre proposte di delibere di Giunta per il cambio di destinazione d’uso di una parte dell’immobile sono state bloccate da pareri contrari della Segretaria Generale per presunti problemi procedurali, senza indicare soluzioni chiare. Questo immobilismo rischia di danneggiare l’interesse pubblico, come dimostrato in altri casi.

Ciolfi ha sottolineato che, mentre l’Ente non intende revocare la concessione, non è più accettabile continuare a procrastinare. In altre occasioni, il Comune ha autorizzato permessi di costruire in deroga per motivi di interesse pubblico, sollevando interrogativi sulle scelte fatte.

Richiesta di chiarezza e tempestività

Durante il Consiglio comunale del 29 luglio 2024, Ciolfi aveva chiesto di stabilire tempi certi per il completamento dei lavori e la restituzione dell’ex Banca d’Italia. Gli emendamenti proposti, volti a garantire tempi certi, furono bocciati. Oggi, il Comune deve affrontare le conseguenze di queste decisioni, costretto ad attendere i “tempi biblici” dell’Università.

La Presidenza della Commissione Trasparenza prevede di redigere una relazione formale da indirizzare alla Segretaria Generale, chiedendo che la questione venga considerata una priorità e che venga delineato un iter amministrativo chiaro e attuabile. Che un cambio di destinazione d’uso di una proprietà comunale possa bloccare un processo finalizzato all’interesse pubblico è una situazione surreale, ma è la realtà a Latina.

“Bloccare gli atti senza fornire soluzioni significa lasciare il Comune fermo, i cittadini senza risposte e le casse pubbliche esposte a uno spreco che non è più tollerabile.”