E’ una voce visibilmente scossa quella di Fernando Magnafico, sindaco di Lenola, mentre racconta il momento in cui si rese conto della gravità della situazione: «Quando i carabinieri mi avvisarono di annullare un dibattito contro la violenza sulle donne, capii che la minaccia era concreta». Era novembre 2023, e solo un anno dopo avrebbe appreso dai giornali che quella sera, in una sala gremita, si sarebbe potuto consumare un attentato. Ieri, nell’aula uno del Tribunale, Magnafico ha ricostruito l’incendio doloso della sua auto, avvenuto a settembre dello stesso anno, un episodio che ha scosso profondamente la comunità lenolese, apparentemente tranquilla. «Era evidente che si trattasse di un atto doloso», ha affermato, ricordando come un vicino avesse visto un giovane allontanarsi in motorino, senza però mai chiarirne l’identità.
Tensioni nella comunità e indagini in corso
Nel mirino degli inquirenti c’è Vincenzo Zizzo, presente in aula, accusato di attentato a corpo politico. Il sindaco ha descritto il 2023 come un anno particolarmente turbolento per Lenola, contrassegnato da lamentele da parte dei cittadini, voci su un giro di spaccio, problemi amministrativi e rapporti tesi con alcuni imprenditori locali.
Magnafico ha richiamato due episodi chiave nell’indagine:
- la questione del terreno boschivo acquistato dal Comune per l’ampliamento del cimitero, sul quale furono abbattute piante senza autorizzazione;
- il contenzioso riguardante l’assegnazione del chiosco pubblico “Il Colle”, al quale aspiravano Zizzo e Pasquale Spirito.
Il sindaco ha anche raccontato di un incontro avvenuto in Comune, in cui un uomo, accompagnato da Zizzo e Spirito, si sarebbe presentato per pianificare l’incendio della sua auto: «Mi disse di essere riluttante, affermando di essere stato ingannato con la scusa di un aperitivo».
Le testimonianze in aula
La giornata è iniziata con la deposizione di un infermiere, il quale aveva inizialmente dichiarato di essere stato minacciato da Zizzo per un debito legato a sostanze stupefacenti. In aula, però, ha modificato la sua versione, sostenendo di essere amico dell’imputato e che i mille euro versati erano per crocchette per cani. Questa spiegazione ha sollevato dubbi, poiché negli atti il termine è utilizzato come codice per la cocaina. Inoltre, sono imputati anche Muco Riza e Pasquale Spirito nel filone legato allo spaccio di droga, mentre la posizione di Zizzo risulta la più grave, essendo attualmente detenuto e assistito dagli avvocati Giulio Mastrobattista e Atena Agresti, i quali hanno interrogato il sindaco riguardo a possibili conflitti politici passati.
Prossimi sviluppi del processo
Il Comune di Lenola si è costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Walter Marrocco. La prossima udienza è fissata per il 10 febbraio, durante la quale sarà ascoltato anche il collaboratore di giustizia Salvatore Iannicelli, le cui dichiarazioni hanno già portato all’apertura di altri procedimenti relativi al traffico di droga.