Le cozze contaminate, importate e mischiate con prodotti italiani, sono al centro dell’indagine condotta dalla Procura di Napoli riguardo all’aumento dei casi di epatite A in Campania e nel basso Lazio. Solo a marzo, l’Istituto Superiore di Sanità ha registrato 160 casi di infezione, di cui 110 in Campania. Nel frattempo, un caso di epatite A è stato segnalato in una scuola di Grosseto, dove sono scattate immediatamente le procedure di prevenzione.
Indagini sui frutti di mare contaminati
La Procura e i Carabinieri del Nucleo Antisofisticazione di Napoli stanno indagando sulla vendita di frutti di mare contaminati, il cui consumo potrebbe aver causato un incremento dei casi di epatite A e il ricovero di circa sessanta persone. Gli inquirenti ipotizzano il reato di commercio e detenzione di alimenti pericolosi per la salute contro ignoti. Si sospetta che siano state vendute cozze nostrane mescolate con partite contaminate provenienti dall’estero. Nella zona di Terracina, sono infatti state vendute e consumate cozze, in particolare quelle provenienti da Bacoli (Napoli), che potrebbero essere state la causa di alcuni casi. Gli accertamenti si estendono anche agli scarichi fognari in mare, soprattutto lungo il litorale a nord della costa campana. Negli ultimi giorni, i carabinieri del Nas hanno sequestrato circa 50 chili di prodotti e prelevato campioni per analisi.
Situazione sotto controllo nel Lazio
Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha dichiarato che la situazione è “sotto controllo”. “Stiamo tracciando tutti i lotti – ha aggiunto – non si tratta di un’emergenza, ma è un fenomeno che richiede attenzione”. La situazione si complica in Toscana, dove è stato segnalato un caso tra i frequentatori di una scuola di Grosseto. La Asl Toscana sud est ha avviato le procedure per prevenire la diffusione dell’infezione, precisando che il rischio di contagio è basso, ma si raccomanda la vaccinazione per alunni e personale scolastico.
Aumento dei casi di epatite A
Secondo il bollettino della sorveglianza Seieva, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 si era già registrato un aumento dei casi di epatite A: 631 contro i 443 dell’anno precedente. Nei primi tre mesi del 2026, si osserva un ulteriore rialzo, correlato al consumo di frutti di mare: 262 casi contro 43 nello stesso periodo del 2025, con un picco a marzo, quando si sono registrati 160 casi con sintomi. L’andamento è fortemente influenzato da Lazio, Campania e Puglia.
Raccomandazioni per la prevenzione
Gli esperti dell’Iss sottolineano l’importanza di adottare adeguate norme igieniche per ridurre il rischio di contagio da epatite A, come il frequente lavaggio delle mani, il lavaggio di frutta e verdura e la cottura completa degli alimenti. È fondamentale anche una corretta gestione degli scarichi fognari e il rispetto delle norme sulla produzione e distribuzione degli alimenti. Inoltre, esiste un vaccino raccomandato per specifiche categorie di rischio e per viaggiatori in alcune aree a rischio, efficace anche nella prevenzione dei casi secondari, pertanto è consigliato per i contatti dei casi accertati.