Maltempo in Lazio

Frane e dissesto in Lazio: la situazione critica richiede attenzione

L'Ordine dei Geologi esorta le istituzioni a prendere provvedimenti urgenti.

Frane e dissesto in Lazio: la situazione critica richiede attenzione
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Negli ultimi giorni, il maltempo ha colpito il Lazio con particolare intensità. In provincia di Frosinone, le forti piogge hanno provocato smottamenti e frane, richiedendo oltre 50 interventi da parte dei vigili del fuoco nelle aree di Frosinone, Veroli, Paliano e Cassino. Tra i vari eventi, una frana ha obbligato alla chiusura temporanea di strade a causa del cedimento del terreno, mentre nuovi allagamenti complicano ulteriormente la circolazione.

La superstrada Cassino-Formia è stata chiusa a seguito del distacco di un grosso masso sulla carreggiata, evidenziando il persistere di un elevato rischio di smottamenti lungo le principali infrastrutture.

Le dichiarazioni di Simonetta Ceraudo

In risposta a questa situazione allarmante, Simonetta Ceraudo, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, sottolinea: «Frane e dissesti non sono eventi imprevedibili, ma il risultato di un territorio sotto pressione». Ceraudo ricorda che il 90% dei comuni laziali presenta aree a rischio idrogeologico, rendendo necessaria una rapida revisione delle strategie di gestione del territorio.

Secondo l’Ordine, la prevenzione deve essere sostenuta da competenze tecniche e da un attento monitoraggio del territorio. È fondamentale avere geologi negli uffici tecnici delle Regioni e degli enti locali, oltre a strumenti operativi come il libretto tecnico degli edifici per valutare stato e vulnerabilità del patrimonio costruito.

Il consumo di suolo continua a progredire: ogni anno, centinaia di ettari vengono impermeabilizzati, riducendo la capacità del terreno di assorbire acqua e aumentando il rischio di frane e alluvioni. È necessario ripensare l’urbanistica, puntando sulla rigenerazione delle aree dismesse, sulla de-impermeabilizzazione e su modelli di “città spugna” capaci di drenare naturalmente le acque.

«Non è sufficiente intervenire dopo l’emergenza – avverte Ceraudo –. Il Lazio necessita di strategie strutturali durature che pongano la sicurezza del territorio al primo posto».