“La verità sul fallimento della ex Latina Ambiente non si riscrive a posteriori”. Questa affermazione del Movimento 5 Stelle giunge in seguito al rinvio a giudizio di 26 persone coinvolte nell’inchiesta. Il partito richiede chiarimenti alla sindaca Celentano riguardo al ruolo di due suoi collaboratori.
Il commento di Maria Grazia Ciolfi, Capogruppo M5S Latina
Con 26 imputati rinviati a giudizio e il Comune costituito parte civile, emergono interrogativi sul silenzio della sindaca Celentano riguardo ai suoi collaboratori coinvolti. Come capogruppo del Movimento 5 Stelle e consigliera comunale di opposizione, sento la necessità di fornire una visione più chiara sulla vicenda che ha portato al fallimento della Latina Ambiente, ora sotto processo per bancarotta, coinvolgendo figure di vertice, organi di controllo e revisori.
Negli ultimi giorni, il racconto si è concentrato sul fallimento, sul mancato riconoscimento dei crediti e sulle opportunità “perse” per evitare questa situazione. Tuttavia, questa narrazione rischia di distorcere la realtà, spostando l’attenzione dalle cause del dissesto alle conseguenze, mescolando aspetti politici e penali. Il punto cruciale è chiaro: il processo non deriva dal mancato riconoscimento dei crediti, ma da condotte gestionali considerate dalla Procura gravemente illegittime, tanto da configurare casi di bancarotta e false comunicazioni sociali.
Le condotte illecite, e non le conseguenze, sono alla base del rinvio a giudizio. Eventuali azioni successive, come transazioni o tentativi di risanamento, non cancellano la gravità dei fatti contestati, avvenuti nel momento in cui furono adottate le scelte errate. Questo è un principio giuridico fondamentale che non può essere sacrificato per una ricostruzione politica favorevole.
Gli atti dell’indagine, avviata presumibilmente in seguito alle relazioni di legge dei curatori sulla verifica dei libri contabili e di controllo, rivelano contestazioni gravi: gestione irregolare delle scritture contabili, mancanza di contabilità analitica, occultamento sistematico delle perdite e approvazione di bilanci non veritieri. Tali condotte avrebbero causato un’erosione del capitale sociale superiore ai 18 milioni di euro, compromettendo profondamente la trasparenza e la tutela dei creditori. Sostenere che il fallimento fosse “evitabile” significa alterare la realtà e minimizzare le responsabilità che ora saranno esaminate in sede giudiziaria.
Un’altra questione politica rilevante è l’atteggiamento dell’attuale amministrazione di centrodestra. Quest’ultima ha presentato in Consiglio una transazione di 6 milioni di euro con la curatela fallimentare, riattivando il “tavolo TIA” per la ricostruzione della questione creditoria tra Comune e Latina Ambiente. Questo tavolo, attivo dal 2006, è rimasto inattivo per quasi vent’anni senza risultati.
La domanda che sorge è inevitabile: come mai il tavolo, con gli stessi apparati tecnici e sotto governi riconducibili al centrodestra, oggi riesce a fornire risposte che in passato sembravano impossibili? Cosa è cambiato negli atti, nei criteri di valutazione o nelle scelte amministrative rispetto a ciò che veniva ritenuto non dovuto?
Infine, un aspetto delicato da non trascurare è che tra i 26 imputati figurano anche soggetti che hanno o hanno avuto rapporti di collaborazione con la sindaca attuale. Come consigliera comunale, ho presentato un’interrogazione al riguardo nel mese di settembre, mai ricevuta risposta. La sindaca non ha chiarito se il consulente gratuito sia ancora attivo o se siano stati considerati eventuali conflitti di interesse. Questo silenzio è inaccettabile. In una questione di tale importanza pubblica, la trasparenza è un obbligo istituzionale, non una concessione.
Ritornando alla Latina Ambiente, la verità non può essere riscritta. Il processo seguirà il suo corso e stabilirà le responsabilità individuali. È fondamentale, sul piano politico e informativo, non confondere i livelli di responsabilità e non chiedere all’opinione pubblica di dimenticare quanto emerso dagli atti giudiziari. Una città ha bisogno di verità, responsabilità e memoria, non di narrazioni rassicuranti.