Il Partito Democratico in provincia di Latina presenta un quadro chiaro per l’anno 2025, con la chiusura dei conteggi relativi al sostegno attraverso il 2×1000. Sono stati registrati oltre 1.800 iscritti e più di 2.700 donazioni spontanee nelle dichiarazioni dei redditi, per un totale di circa 4.500 atti di sostegno al partito.
Dichiarazioni di Sarubbo
«Desidero esprimere un sincero ringraziamento a tutte le democratiche e ai democratici che hanno scelto di supportarci – afferma Omar Sarubbo, segretario provinciale del PD – poiché l’autofinanziamento ci consente di rimanere autonomi e al riparo da condizionamenti esterni, rafforzando il principio fondamentale dell’autogestione e della libertà politica. Un ringraziamento va anche alla segretaria Elly Schlein e al tesoriere Michele Fina per il loro costante supporto ai territori nel raggiungimento di questi risultati.»
Secondo i dati forniti dal PD provinciale, gli under 30 superano le duecento unità, mentre la partecipazione femminile ha raggiunto il 41%.
«Un dato di particolare rilevanza politica – sottolinea Sarubbo – è la stabilità. Se in passato la politica ha mostrato picchi di adesioni in prossimità dei congressi, seguiti da flessioni inevitabili, oggi il nostro tesseramento si mantiene equilibrato da quattro anni. Questo è il segno di un modello organizzativo solido, che non si alimenta di fiammate elettorali ma di partecipazione quotidiana. Proprio in questo mese celebriamo il quarto anniversario del mandato di Sarubbo alla guida della Federazione provinciale, iniziato dopo il commissariamento. «Se siamo riusciti a completare un lungo percorso riorganizzativo – evidenzia il segretario – il merito è da attribuire a questi numeri in crescita e all’impegno di tutta la segreteria provinciale e dei circoli territoriali. Ciò è frutto del lavoro di centinaia di donne e uomini che non si tirano indietro in una provincia che storicamente non parte da una posizione favorevole.»
Affrontare nuove sfide
«La prima sfida che ci attende sarà la battaglia referendaria, con un No deciso a un provvedimento governativo che, sotto la maschera di una riforma, cela un attacco all’indipendenza della magistratura.»